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    Sostenibilità per Azioni

    La sostenibilità non si dice, si fa

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Siamo

Dal 1997 promuoviamo il cambiamento per la sostenibilità attraverso l’innovazione sociale. Dalla ricerca alla pratica, per trasformare il pensiero in azione. Perché la sostenibilità non dice, si fa.

Ricerca & Sviluppo

Svolgiamo attività di ricerca per contribuire alla comprensione e diffusione di pratiche innovative capaci di generare un radicale cambiamento verso la sostenibilità

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Incubazione

Svolgiamo attività di incubazione all’imprenditoria sociale, grazie al nostro incubatore Make a Cube³ che seleziona e forma startup innovative

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Consulenza

Forniamo servizi di consulenza strategica, direzionale e operativa, soluzioni specifiche a imprese e organizzazioni che vogliono migliorare il proprio profilo di sostenibilità

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Habitat

Ridiamo vita a spazi abbandonati in modo creativo e partecipato, per trasformare le funzioni industriali in servizi per la comunità

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LA CREATIVITA’ E’ L’INTELLIGENZA CHE SI DIVERTE

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Ready to Impact: in chiusura la call per startup

20 maggio 2015
Chiude lunedì 25 maggio 2015 alle ore 24.00 la fase di raccolta idee di Ready to Impact. Ready to Impact è il programma nazionale di incubazione e accelerazione dedicato alle imprese ad alto valore ambientale e sociale, sviluppato da Make a Cube³ e dai suoi partner. E’ HD perché è ad alta densità e intensità, immersivo, comunitario, residenziale. E’ rivolto a innovatori e innovazioni in grado di offrire risposte a bisogni emergenti della società e che abbiano progetti di grande ambizione e potenziale impatto. E’ stato messo a punto per assicurare un supporto a tutto tondo orientato al pieno sviluppo sul mercato e all’attivazione di tutte le risorse critiche per la scalabilità e replicabilità del progetto d’impresa (capitale, risorse umane, clienti e partner). E’ inserito in una filiera che coinvolge investitori, business partner, gruppi di utenti, pubblica amministrazione. Make a Cube³ cerca imprenditori che vogliano generare valore per se stessi e per la società, prodotti e servizi in grado di rispondere in maniera innovativa e creativa ai bisogni del futuro, idee, attitudini e capacità imprenditoriali in grado di ridurre i tanti divari economici e sociali che caratterizzano la società in cui viviamo e team capaci di tradurre nella pratica, sperimentare e validare sul campo il potenziale di innovazione della propria idea. Il programma è aperto a: – organizzazioni già costituite ed operative da non più di 12 mesi, anche sviluppate da organizzazioni consolidate (ad es, spin off universitari, consorzi, joint venture) – gruppi di aspiranti imprenditori (non si accettano progetti proposti da una sola persona) Per le realtà già costituite: non importa quale sia la forma giuridica (startup innovativa, cooperativa, srl, spa, impresa sociale, associazione), ciò che conta è la qualità e la risposta ai criteri di valutazione. La call è aperta a cittadini maggiorenni di ogni nazionalità. Per scoprire il programma clicca qui Per partecipare compila il form online cliccando qui Per maggiori informazioni, scrivi a readytoimpact@makeacube.com

Piano City Milano: Avanzi ospita Co-Playing

19 maggio 2015
Torna a Milano nel penultimo weekend di Maggio il tanto atteso Piano City Milano: un evento diffuso pensato per essere un regalo dalla città per la città. Per questo, oltre agli House Concerts, la manifestazione porterà il pianoforte in numerosi luoghi simbolici di Milano, dai musei agli edifici storici, dalle biblioteche ai parchi. Milano diventa, quindi, “città del pianoforte” per tre giorni, e noi non potevamo non farci contaminare da questo accadimento. Avanzi assieme a Make a Cube³ ha deciso di aprire le porte del suo spazio di Via Ampère, 61/a per ospitare un’iniziativa unica: Co-Playing. Co-Playing vuole essere un omaggio al mondo dei coworking, agli spazi e alle persone che li abitano. Co-Playing racconterà con due concerti unici la vita e l’approccio al lavoro dei coworking. Due pianisti (e un vibrafonista) reinterpreteranno il lavoro collaborativo traducendolo in viva esperienza e performance musicale. Questi i due appuntamenti: Sabato 23 – ore 18.30 Daniele Longo Un piano, il jazz e l’improvvisazione raccontano il mondo del coworking Domenica 24 – ore 11.00 Duo Freedom Dialogues – Gabriele Boggio Ferraris (Vibrafono) e Jacopo Mazza (Pianoforte)  Un continuo dialogo tra piano e vibrafono, le cui voci si intrecciano perfettamente nello spazio di coworking I concerti si terranno nell’hangar di Avanzi in Via Andrea Maria Ampère, 61/a (Ingresso da Upcycle civico 59) Inoltre, come ulteriore appuntamento, venerdì 22 maggio dalle 14 alle 20 (sempre presso Avanzi) aspettando il Piano City Milano ci sarà “Piano aperto per musica da coworking”. Cosa significa? Prendete un coworking e prendete un pianoforte. Lasciate il pianoforte da solo al centro dello spazio. Dopo un po’ si sentirà solo. Troppo solo. Per questo abbiamo pensato di lasciare aperta la porta a chiunque voglia passare a tenergli compagnia e a suonare qualche nota per trasformare un normale venerdì di lavoro. Insomma, il piano vi aspetta, e anche noi! Piano City Milano: tutto il programma  

E se il black bloc arriva in Blablacar

6 maggio 2015
Una sera di maggio ci troviamo con i soliti quattro amici ai tavoli del Picchio, un bar tabacchi uscito dagli anni ’70, dove ancora si sente l’eco di infinite discussioni anti-sistema. A poche ore dalla performance dei black bloc – perfetta messa in scena al contrario dell’Arte della guerra del generale Sunzi – i nostri pensieri sono avidi di provocazioni, ma anche di risposte su quanto accaduto e sulle ragioni di una contestazione globale che viene da lontano. La critica al sistema, «sì, va bene», l’ipocrisia di Expo che non affronta il tema della nutrizione e della sostenibilità ma si presenta come un grande supermercato per una gita domenicale in tuta, «sì, in effetti», l’assenza di un movimento che fino a Genova portava in piazza dei SI e non solo dei NO, «sì, ho capito, ma ci hanno presi a manganellate!», la forza del modello capitalistico in grado di riciclarsi sotto mentite spoglie. «No, aspetta, ferma un attimo, cosa intendi esattamente?». «Tutta questa retorica sulla sharing economy, i servizi collaborativi, le innovazioni digitali accessibili a tutti. Ma quale superamento del sistema capitalistico! Non è altro che un modo di arricchire quattro genietti usciti dalla Silicon Valley o Alley (NYC). Non li avete visti spaparanzati sui loro yacht, mentre quei poveracci degli autisti di Uber guadagnano pochi dollari al giorno? E poi scusate, Blablacar, non crea ricchezza, non crea lavoro, che fine faranno i taxisti? Se tutti smettessero di usare i treni le ferrovie fallirebbero o costerebbero ancora di più. Airbnb sembra tanto bello e democratico, ma che ne sarà delle agenzie immobiliari e degli albergatori di professione? Magari il consumatore crede di averci guadagnato, ma chi ci guadagna davvero sono questi quattro che non pagano le tasse in nessun paese e che si arricchiscono grazie ai costi di intermediazione. Questa non è Nuova Economia, è la trasformazione di un sistema che si è inventato il modo di riciclarsi, di creare lavori sottopagati, se non di distruggerne, di abbassare i costi di produzione chiedendo ai consumatori di partecipare apportando proprie risorse. Ci perderemo tutti, vedrete tra qualche anno i tassi di disoccupazione e di concentrazione della ricchezza…». «No, piano, ma di che stiamo parlando?». Io non so come si svilupperà il sistema nei prossimi decenni, come verrà gestito il cambiamento, quali saranno i prodotti e i servizi in grado di offrire opportunità di lavoro e reddito, quali saranno le specializzazioni e i vantaggi comparati dei paesi come l’Italia, ma sono certo di quale sia il valore aggiunto di queste innovazioni e di questi modelli di consumo. E per semplificare il ragionamento, non privo di complessità, sottolineo solo alcuni principi che stanno alla base delle pratiche di condivisione e che rappresentano dei valori in sé, a prescindere dalla loro capacità di determinare una trasformazione profonda del sistema capitalistico. Perché alla fine sono i comportamenti che determinano la produzione, lo scambio, il consumo. È dalle nostre scelte come individui, prima ancora che consumatori e lavoratori, che dipendono gli assetti socio-economici. I principi che

Misurare il valore per un terzo settore più trasparente e sostenibile

9 aprile 2015
Con il presente intervento, ci preme, in qualità di organizzazioni promotrici della rete “Social Value Italia” offrire un contributo di riflessione al dibattito sulla Legge Delega di Riforma del Terzo Settore. In particolare – a nostro avviso – vi sono, all’interno dell’articolato riguardante la revisione dello statuto giuridico dell’impresa sociale, alcuni elementi estremamente interessanti per coloro, come le nostre organizzazioni, che si occupano da tempo di misurazione dell’impatto sociale o che la ritengono un obiettivo importante a cui i soggetti del non-profit debbano tendere in quanto “misura dell’agire e della finalità perseguita”. In primo luogo, non si può disconoscere che la delega abbia recepito un’impostazione coraggiosa nel connettere esplicitamente la missione delle imprese sociali con la generazione di valore sociale “misurabile”. È evidente che attraverso la formulazione di questo passaggio, il legislatore voglia contribuire a mettere in campo un ecosistema più avanzato per l’imprenditorialità sociale. L’obiettivo è di allineare la normativa italiana alle politiche che regolano tale settore nei Paesi avanzati e che prescindono dalle forme giuridiche, ma anzi pongono l’attenzione alla sostanza dell’impatto sociale generato e alla governance interna, per riconoscere la natura “sociale” di un’impresa. Del resto, la “misurabilità dell’impatto sociale” è una definizione che si ritrova con una certa frequenza nei più recenti documenti della Commissioni Europea in materia di impresa sociale. Riteniamo che questo passaggio di paradigma sia funzionale per favorire, da un lato, la diffusione di modelli d’intervento outcome-based2 per le organizzazioni sociali. Nell’affrontare le sfide che segnano oggi le società contemporanee, è necessario cimentarsi con nuovi approcci, orientati alla ricerca dell’efficacia e dell’efficienza, affinché vengano privilegiati quei modelli capaci di generare un cambiamento sostanziale nella vita dei beneficiari. In tal senso, il tema della misurazione risulta essere centrale, poiché favorisce l’individuazione degli interventi più efficaci ed efficienti. Si tratta di una questione di assoluto rilievo, anche alla luce dello sforzo che la Pubblica Amministrazione dovrà mettere in campo, negli anni a venire, per colmare il gap tra risorse economiche e bisogni sociali: meno risorse saranno a disposizione e più sarà importante verificare i risultati prodotti. L’attività di misurazione, dunque, non deve essere concepita come fosse un fardello sulle spalle delle organizzazioni che erogano servizi. Al contrario, attraverso una puntuale e flessibile attività di misurazione è possibile dare conto dell’efficacia dei propri modelli di intervento, e quindi anche di migliorarli, così da essere più efficaci nel rispondere ai bisogni dei beneficiari. Infatti, attraverso il monitoraggio e la valutazione, le organizzazioni assumono un maggior grado di consapevolezza, e migliorano la propria capacità di rettificare un intervento, laddove vi sia un’evidente incongruenza tra l’obiettivo atteso ed i risultati ottenuti. La valutazione è anche alla base dei processi d’innovazione: è con l’analisi che si individuano risposte nuove e più efficaci ai bisogni. Peraltro, le metodologie e gli standard potrebbero avere diversi livelli di complessità e di raffinatezza a seconda della dimensione e dello stadio di maturità dell’organizzazione, in modo da non creare eccessive difficoltà alle realtà più piccole o più giovani, che non dispongono delle risorse necessarie per gestire un articolato processo di misurazione e rendicontazione . Nella discussione in Commissione Affari Sociali, il testo della delega è stato certamente arricchito di diversi spunti; ad esempio, nell’affidamento dei servizi di interesse generale si

Una fabbrica culturale all’Ex-Ansaldo

1 aprile 2015
E’ possibile immaginare una fabbrica di creatività al centro di Milano? Assolutamente sì! E ieri mattina nello spazio Ex-Ansaldo finalmente aperto alla città ne abbiamo avuto la certezza concreta. La diversità come punto di forza, la cultura come linguaggio, il luogo come spazio d’incontro aperto e partecipativo fra idee, opportunità e produzione: sarà un nuovo progetto creativo per Milano quello che Arci Milano, Avanzi, esterni, H+ e Make a Cube³, assieme al Comune, stanno sviluppando all’interno dell’Ex Stecca delle Acciaierie Ansaldo, dopo essersi aggiudicati, lo scorso luglio, il bando pubblico per la gestione degli spazi per i prossimi 12 anni. Uno spazio di oltre 6000 mq che sarà un luogo nuovo per Milano: un punto di riferimento trasversale, multidisciplinare e attento ai linguaggi della contemporaneità, per l’incontro di idee e produzione creativa. L’Ex-Ansaldo sarà una moderna fabbrica di produzione culturale dove incubazione, produzione e fruizione coesisteranno in un unico spazio per la formazione, la creatività, gli eventi, l’impresa, la ristorazione e il tempo libero. Al suo interno si produrranno idee e imprese, si coprirà tutto il ciclo dei prodotti, per far sì che ricerca e sperimentazione possano diventare motore di crescita sociale e culturale. Un acceleratore nella creazione di brand culturali e di imprese della creatività del tessuto cittadino, per sviluppare economia virtuosa e rigenerativa. Un luogo aperto a tutta la città ma dal respiro internazionale dove far crescere le proprie idee e i propri progetti in una dimensione collettiva. Il primo appuntamento sarà durante il Salone del Mobile quando, all’interno degli spazi, sarà allestito il Design Center Ex Ansaldo. Da oggi possiamo cominciare a immaginare sul serio! I partner del progetto si sono presentati con questo video:

Segnali di Futuro: qualche conclusione

1 aprile 2015
Durante la tre giorni in Triennale si sono alternati momenti di presentazione di pratiche, di discussione di ipotesi, di intervento e sollecitazione da parte di alcuni osservatori e attori esterni. Torniamo a casa con tanti spunti, alcuni punti fermi, molte idee su come proseguire questo lavoro. Incoraggiati da tanti riscontri positivi e molta voglia di trovare risposte, anche parziali, al quesito: e ora che succede? Cosa è emerso 1. Il primo elemento, piuttosto inequivocabile, è che le pratiche mappate e molte altre che mapperemo nelle prossime settimane, sono effettivamente Segnali di Futuro. Ancora fragili ed embrionali, non codificabili, di piccola scala, i segnali sono stati considerati segnali di futuro perché parlano di una città che verrà, di persone che cercano, e spesso trovano, risposte innovative a problemi emergenti, di gruppi – raccolti in impresa, associazioni, fondazioni o semplicemente ancora informali – che dimostrano una capacità straordinaria di coesione e di sviluppo di partenariati complessi. Un ulteriore elemento, che ha facilitato il nostro lavoro di interpretazione, è la capacità dei promotori di riflettere, di leggere con il senno di poi e di attivarsi con la dissennatezza del prima (come ripetuto in varie occasioni). 2. Il secondo elemento riguarda la validazione delle ipotesi che il gruppo di lavoro di Avanzi ha progressivamente elaborato, dall’inizio di gennaio, con un arricchimento costante che ha avuto il suo culmine nella tre giorni in Triennale. Le ipotesi, che verranno pubblicate dalla prossima settimana, ci accompagneranno a lungo nella ricerca, nei dibattiti, nella costruzione di reti. 3. Il terzo punto riguarda la necessità di rafforzare e diffondere i Segnali di Futuro. Una prima necessità riguarda le pratiche come individuate e lette oggi: durabilità, autosostentamento eventuale scalabilità. Ma la discussione ha indicato soprattutto quanto sia importante la contaminazione, la gemmazione e la di crescita dimensionale delle pratiche. Queste indicazioni sono in parte puramente analitiche, ma sono anche emerse, con diversi toni e declinazioni, come evoluzioni auspicate. E quindi non è solo in gioco la sopravvivenza di questi segnali, ma la possibilità che questi segnali determino un futuro per un numero rilevante di persone. 4. Il quarto elemento, corollario del precedente, riguarda le condizioni abilitanti. Quali attori (abilitatori) e quali leve possono permettere una rapida diffusione e scale up delle pratiche? Le condizioni, e gli attori abilitanti, riguardano ad esempio:   a. le politiche pubbliche in generale, intese come indirizzi, piani, programmi, regolamenti, indicazioni specifiche, incentivi e disincentivi. Ma anche prassi, sperimentazioni e partnership pubblico-privato;   b. gli attori della finanza, che possono mobilitarsi per una finanza ad impatto, sviluppando servizi, anche sperimentali, quali i fondi di garanzia, gli impact bond, gli strumenti di microfinanza e quelli di social venture capital;   c. le grandi imprese che attraverso le attività caratteristiche possono mettere a disposizione asset intangibili e materiali a favore di innovatori dal basso, migliorando la propria capacità di innovare, la posizione competitiva, l’attrattività per i talenti, la flessibilità, la qualità del capitale umano;   d. gli spazi fisici (indoor e outdoor) che, ricreando situazioni di prossimità e densità,

Milano coworking: incentivi dal Comune per i coworker

11 marzo 2015
Il Comune di Milano ha deciso di proseguire con la politica di incentivi per chi lavora nei Coworking. E così, come succede dal 2013, tutti i professionisti che lavorano negli spazi certificati dal Comune di Milano, possono partecipare al bando per ottenere il contributo economico di 1500 €. Il bando scade alle ore 12 del 18 maggio 2015 Innovazione Economica Smart City e Università Bando di Contributo (Pubblicato sul sito internet il 18/02/2015 – Termine di consegna domanda di partecipazione il 18/12/2015) AVVISO PUBBLICO RIGUARDANTE MISURE IN FAVORE DEL COWORKING Misura A.Aggiornamento dell’elenco qualificato di soggetti fornitori di servizi di coworking nella Città di Milano Misura B. Erogazione di incentivi economici a favore di coworkers Misura C. Erogazione di incentivi economici a favore di soggetti fornitori di servizi di coworking QUANDO PRESENTARE LA DOMANDA Per la Misura A – aggiornamento dell’elenco qualificato di soggetti fornitori di servizi di coworking nella Città di Milano: dal 18 febbraio 2015 al 18 dicembre 2015 ore 12.00 Per la Misura B – erogazione di incentivi economici a favore di coworkers: dal 18 febbraio 2015 al 18 maggio 2015 ore 12.00 Per la Misura C – erogazione di incentivi economici a favore di soggetti fornitori di servizi di coworking: dal 18 febbraio 2015 al 18 maggio 2015 ore 12.00 PER INFORMAZIONI  Servizio Università, Ricerca, Innovazione: 1) Telefonando al numero 02/884.48561 dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 13.00 2) Scrivendo all’indirizzo di posta elettronica PLO.Coworking@comune.milano.it ALLEGATI  AVVISO INTEGRALE Allegato 1 Domanda Misura A Allegato 2 Domanda Misura B Allegato 2.1 Progetto imprenditoriale Misura B Allegato 3 Domanda Misura C Allegato 3.1 Piano spese Misura C Allegato 4 Dichiarazione dei minimis Istruzioni compilazione dei minimis Spazi di coworking già inseriti nell’elenco qualificato Per maggiori informazioni –> QUI

Segnali di Futuro: innovazione sociale in Triennale

19 febbraio 2015
Dopo l’apertura dei lavori dello scorso 13 gennaio, il progetto Segnali di Futuro continua il suo percorso. Nelle giornate del 5-6-7 marzo, infatti, la Triennale di Milano ospiterà una mostra-dibattito che vuole raccogliere casi di innovazione sociale dal basso nell’area milanese. I casi che saranno raccontati corrispondono tutti a Pratiche, molto diverse tra loro, che sono veri e propri Segnali di Futuro e che rappresentano la cifra del cambiamento in atto nella produzione dei servizi pubblici, nelle forme del lavoro, nei modi di abitare, nella creazione di coesione sociale, nelle nostre strategie quotidiane di cura del benessere individuale e collettivo e nelle pratiche culturali e della mobilità. Si tratta di casi ibridi, non definibili e che non necessariamente hanno bisogno di una definizione. Sono spesso segnali timidi, che hanno dato luogo a primi risultati da consolidare. Nascono da idee nuove con nuovi materiali. Ma sono anche reinterpretazioni di cose antiche: reinventano, riciclano, riusano dispositivi, pratiche, strumenti, che erano già nella nostra cassetta degli attrezzi. Non fanno (ancora) parte del mainstream: il più delle volte non ambiscono neppure a diventare mainstream. Non sono prodotti finiti, sono “opere aperte”. Dipendono da attori non pigri, che mettono insieme creativamente pezzi (problemi, risorse, opportunità, altri attori) che, a prima vista, insieme non dovrebbero starci. E infatti ci si chiede: come avranno fatto a ricomporli così? Quella figura, come avranno fatto ad ottenerla? A volte sono esito di improvvisazione. Le Pratiche sono raccolte per categorie: #Live: abitare è un mestiere difficile nell’area milanese oggi. Per questo ci interessano progetti e pratiche capaci di rispondere alle difficoltà e soprattutto di arricchire l’esperienza attraverso strategie di condivisione, forme di combinazione di diversi servizi, modalità poliedriche di uso, appropriazione e trasformazione degli spazi della vita quotidiana. #Know: pensare, inventare, produrre e condividere conoscenza e cultura: musica, teatro, arte, letteratura, danza sono da tempo uscite dalle sedi istituzionali, e nell’area milanese potremmo trovarle anche in una casa privata, a un angolo di strada, in un caffè, in un parco. Nella sperimentazione di forme ibride nelle quali si perde la distinzione tra produttori e fruitori. #Move: muoversi non è semplice in una grande area urbana come quella milanese. La densità, spesso, si trasforma da vantaggio in ostacolo. Una complessa rete lega gli spostamenti quotidiani e periodici, le attività sportive, la qualità dell’ambiente in cui viviamo. Modi nuovi di spostarsi, di produrre energia, di impattare meno sull’ambiente in cui viviamo adottano spesso strategie inventive, miste, leggere: quelle di cui ci parlano questi progetti. #Make: le forme della produzione stanno cambiando, anche nell’area milanese. Dalle nuove forme dell’agricoltura, capaci di portare nel ventunesimo secolo e di aprire alla comunità locale questa attività antichissima, alla diffusione del nuovo artigianato che si contamina con il digitale, al ripensamento di spazi e modi del lavoro nell’economia della conoscenza, le pratiche che mostriamo ci parlano di mondi diversi e capaci di esplorare il nuovo. #Exchange: scambio non è solo mercato, e non è solo reciprocità. Assistiamo alla sperimentazione di nuovi modi di scambiare e produrre valore, attraverso il superamento delle barriere tra proprietà e uso,

Last chance to be part of MakeMilano

29 gennaio 2015
If you’re in or around Milan, this one’s for you… Ben&Andrew are coming from London to Milan to facilitate an exclusive, free two day workshop called ‘MakeMilano’ on the weekend of 7 and 8 February at Barra A, in association with Microsoft and Avanzi. We’d love you to be involved. The workshop brings together a selected group of 25 makers, business starters, artists, designers, social entrepreneurs and technologists, to co-create and build innovative solutions for a challenge facing one of the participating business’s ideas, selected by the MakeMilano team. In short, it gets people from co-working spaces, co-working! Application is easy. Anyone interested should just fill in the application form at http://lumia.ms/makemilano from today to February 1st. Applicants are asked to tell us a bit about their work, organisation or project & then to tell us about a challenge they face in their work. On February 1st, the MakeMilano team will choose just 25 of the most exciting applicants to take part in the free workshop, then the one most compelling challenge presented, for the group to work on at the workshop. In the sessions participants will work with us and the Avanzi and Microsoft teams, learning creative problem-solving techniques, in a collaborative hands-on workshop, that not only shows how to use technologies to solve business challenges, but also how to better share expertise and expand your real face-to-face network. If you’re in Milan, we’d love you and your smartest friends at MakeMilano. So please feel free to share, post this to your blog or website, or pass on the link via email or social media to friends, contacts and colleagues who you think would be interested in a free place at MakeMilano. We’ll let everyone know by 1st February if they are in: best of luck to all!  

Collaborare e condividere: Sharing School a Matera

23 gennaio 2015
Una società e un’economia rinnovate, in cui le forme della collaborazione e della condivisione si diffondono nella produzione, nel consumo, nella fornitura di servizi. Società locali che si riorganizzano dal basso per rispondere direttamente a bisogni emergenti, attraverso la messa in circolo e in comune di risorse latenti di diversa natura (materiali, immateriali, di tempo, di conoscenza, ecc.). Cura dei beni comuni, spazi di co-working, open software, giardini di comunità, fab-lab contribuiscono tutti, in modi e a scale differenti, a un cambiamento che secondo alcuni osservatori sta mettendo in evidenza alcuni limiti del nostro modello di sviluppo. A fronte di questa diffusione, in molte parti del mondo, è difficile comprendere se siamo di fronte a un potenziale rinnovamento sistemico, dall’economia della proprietà a quella dell’accesso, oppure se siamo di fronte a forme di lavoro dai margini, capaci di innervare il sistema con alcune piste di sperimentazione innovative, oppure ancora se siamo di fronte alla creazione di nuove nicchie per élites. Bisogna quindi darsi degli strumenti di lettura e interpretazione, capaci di distinguere e identificare percorsi promettenti. Su questi temi lavora la Sharing School organizzata dal 23 al 26 gennaio a Matera da Casa Netural, Rena, Collaboriamo e LabGov, con il supporto tra gli altri di Avanzi. Categorie come reciprocità, scambio, condivisione, collaborazione vengono mobilitate, discusse, messe in circolo, usate in modo operativo per comprendere meglio opportunità e rischi in una costellazione di fenomeni emergenti, e allo stesso tempo per progettare servizi condivisi. Neal Gorenflo, esperto e practitioner americano che si occupa da molto tempo di sharing economy, propone di leggere le possibili direzioni evolutive di queste pratiche attraverso una biforcazione che vede da un lato la presenza di operatori di mercato di grandi dimensioni, e dall’altro una forma più capillare di empowerment dal basso delle comunità locali: pillola blu o pillola rossa, come la drammatica scelta cui viene messo di fronte Neo, il protagonista di Matrix.

Segnali di futuro?

20 gennaio 2015
Ci siamo! La sera di martedi 13 gennaio si è aperto ufficialmente il percorso che ci porterà – nei giorni del 5-6- 7 marzo – alla mostra/dibattito ‘Segnali di futuro’ ospitata in Triennale. Saranno tre giorni di incontri, confronto e dialogo per presentare e riflettere su attori, pratiche, processi di innovazione sociale dal basso, che indicano una prospettiva di sviluppo dell’area milanese. Questo primo incontro ha visto la partecipazione di circa una trentina di persone esperte del tema e appartenenti a mondi diversi. A loro  abbiamo chiesto di condividere il frame del progetto e indicare possibili prospettive di lavoro. Vorremmo infatti che fin da ora ‘Segnali di futuro’ sia un percorso il più possibile aperto, perché solo così saremo in grado di identificare e raccogliere tutte quelle esperienze che si identificano come risposte positive e promettenti, capaci di indicare un traiettoria di innovazione, modificando il campo d’azione, i comportamenti quotidiani delle persone e facendo intravedere una ritrovata dimensione di senso. La discussione ha identificato anche i possibili rischi e le attenzioni che è necessario mettere in campo per evitare banalizzazioni e riduzioni di complessità, rispetto ad un tema così cruciale. Potrete seguire gli sviluppi di ‘Segnali di futuro’ qui (@segnalidifuturo) dove chiediamo a tutti, fin da ora, di segnalarci pratiche e segnali…o anche solo presentimenti!

è nostra cerca pionieri

5 dicembre 2014
Ci siamo, siamo online! www.enostra.it Come ormai avrete intuito, ci siamo messi in testa di restituire all’energia la sua caratteristica di pubblica utilità. Vogliamo dimostrare che si può fare impresa in un modo diverso, che per certi servizi non è necessario concentrare gli utili in mano a pochi investitori, ma che è possibile distribuire i benefici agli “utilizzatori finali” (cit. http://tinyurl.com/q9ah85r). Come si fa? Portando energia sostenibile in casa di ciascun socio, ma soprattutto mettendo il socio al centro del progetto e dell’impresa, responsabilizzandolo, dandogli diritto di voto e il diritto di essere informato su ogni aspetto gestionale dell’impresa. E adesso? Adesso viene il bello. è nostra è “la prima comunità che fornisce elettricità sostenibile ai suoi soci. Si fonda sulla partecipazione attiva e il coinvolgimento diretto delle persone per favorire la transizione dalle fonti fossili alle rinnovabili”. Quindi la prima cosa che intendiamo fare è quella di lavorare per costruire una comunità intorno alle motivazioni e ai valori che abbiamo condiviso con gli altri soci fondatori (Retenergie, ForGreen, Energoclub). Da soli? No. Abbiamo bisogno di persone che la pensano come noi, che vogliono provare a rovesciare il paradigma dominante del mercato energetico. Che si sono stufate di parlare di sostenibilità e che hanno deciso che è ora di fare. Che vogliono fare parte della prima comunità che fornisce elettricità sostenibile. Abbiamo bisogno di persone che ci credono e vogliono spendersi per questa cosa. Perché solo se saremo in tanti potremo incidere davvero sul sistema. Come? Prima di tutto aderendo alla cooperativa. E poi comunicando la propria scelta, facendo sapere che è possibile partecipare alla rivoluzione energetica. Siamo alla ricerca di pionieri! #ènostra #energiacondivisa  

Imprese di comunità: sfide dalle pratiche e temi di riflessione

21 novembre 2014
Il workshop su imprese di comunità che si è tenuto ad Avanzi alla fine di settembre (con Paola Briata, Politecnico di Milano; Flaviano Zandonai, Euricse; Paola Casavola, DPS MISE; Gianluca Ruggieri, Retenergie; Alessandro Coppola, Comune di Roma), ha rilanciato il dibattito e messo a fuoco in modo più puntuale alcune sfide che chi si occupa di impresa di comunità in Italia ha oggi di fronte. In primo luogo, è stata messa in evidenza la molteplicità di esperienze e di soggetti che vengono richiamate da questa ampia definizione:  dalla presa in carico di beni comuni, alla rigenerazione urbana, alla fornitura di servizi collettivi, da parte di soggetti che vanno da cooperative di produzione e consumo a gruppi di cittadini e associazioni. Questa molteplicità ha a che vedere con la densità semantica del concetto di comunità, sfuggente e difficile da circoscrivere, e porta con sè la mancanza di uno statuto giuridico chiaro e univoco. Il concetto di comunità, che sta alla base e al centro di queste sperimentazioni, può avere un’accezione chiusa e riferirsi a un gruppo circoscritto, definito da qualche carattere a priori, oppure avere, come in questo caso, un’accezione più aperta e per così dire progettuale: nel caso dell’impresa di comunità, è comunità quel gruppo di persone che si riconosce in un obiettivo comune, ed è quindi, piuttosto, una comunità di interessi, di pratiche, appunto di progetto, localizzata in un o meno territorio. Per quanto riguarda la formalizzazione, è importante e fertile guardare alla sostanza dell’impresa di comunità, indipendentemente da come sia giuridicamente definita: un’iniziativa dal basso, in cui una molteplicità di soggetti, a volte utenti, in generale finanziatori, compartecipano non solo al lancio di un progetto comune, ma al disegno e al mantenimento di un’infrastruttura organizzativa in grado di durare nel tempo, l’impresa, che mette la comunità al centro della propria mission e del proprio modello di business. Nella relazione tra comunità e bene comune si apre un’altra tensione, potenzialmente fertile e generativa: qual è infatti il passaggio concettuale tra produzione e fornitura di beni e servizi alla propria comunità di riferimento (comunque definita, non necessariamente in termini di radicamento territoriale locale) e promozione dell’interesse comune? Il passaggio da una dimensione locale, che contraddistingue ad esempio i molti esempi di imprese di comunità che si occupano del riuso di edifici abbandonati per produrre servizi sociali e culturali, ad una dimensione di interesse comune, che è al centro ad esempio delle sperimentazioni nella produzione e distribuzione di energie alternative, non è immediato né lineare. Ancora, sempre a partire da questi casi, emerge un altro tratto di grande interesse, quello che un relatore ha definito ‘abusivismo sociale’: nelle nostre città, ma il fenomeno non è necessariamente solo urbano, una molteplicità di gruppi e iniziative dal basso forniscono di fatto beni e servizi lasciati scoperti da altri operatori, pubblici o di mercato, ma lo fanno al di fuori di un perimetro formale, a volte addirittura in modo illegale. La formalizzazione e l’istituzionalizzazione di queste pratiche allora non hanno solo a che vedere

Stakeholder engagement: se l’impresa si fa wiki

4 novembre 2014
Sdraiarsi per terra e osservare la stanza dal basso, per esempio. O salire in cima ad una scala e guardare giù. Adottare una prospettiva differente per intercettare sfumature che normalmente sarebbe impossibile vedere. Lo stakeholder engagement è lo strumento di ascolto, dialogo e coinvolgimento dei principali interlocutori di un’impresa finalizzato a incoraggiare la qualità nei rapporti, attivare processi di ascolto e soddisfazione delle relative istanze e avviare opportunità di partnership innovative. Rappresenta il momento in cui l’impresa, una volta identificati i propri interlocutori chiave, si confronta con essi sui temi significativi, mettendosi in discussione e rompendo il muro dell’autoreferenzialità. Il momento in cui cambia punto di vista o mette a fuoco quella crepa nel muro che non aveva mai notato. Soprattutto, il dialogo strutturato con gli stakeholder rappresenta una grande opportunità per aprire l’impresa all’intelligenza collettiva, permettendo a competenze e conoscenze diffuse di contribuire al rafforzamento dei piani di sviluppo in una logica di collaborazione e non di contrapposizione. Far entrare l’opinione degli stakeholder nelle imprese significa affacciarsi verso nuove opportunità: non solo stimoli utili al rafforzamento della catena del valore (innovazione in primis), ma incrementare il capitale relazionale e la fiducia, valori chiave nel contesto storico attuale. In un certo senso, parafrasando Zamagni, lo stakeholder engagement rappresenta uno strumento di democrazia economica, ovvero un sistema di cessione di pezzi di potere dall’impresa agli stakeholder esterni, assegnando ad essi una nuova sovranità. In questo senso, l’impresa, da centro dell’iniziativa di responsabilità sociale, diventa a sua volta uno stakeholder in una relazione continua e circolare, a rete, con gli altri soggetti che operano nel medesimo territorio (fisico o metaforico). La linea guida G4 per il reporting di sostenibilità ha avuto il merito di riportare al centro il principio di materialità, la fase del processo di reporting in cui vengono identificate le tematiche rilevanti su cui è necessario focalizzare la rendicontazione – “what it matters, where it matters”. Nella logica G4, il Rapporto di Sostenibilità è infatti uno strumento tanto più efficace quanto più contiene e sviluppa i temi ritenuti significativi dai portatori d’interesse (temi materiali). In altri termini, esso è un documento che per essere utile deve privilegiare l’approfondimento tecnico degli argomenti sui quali gli stakeholder richiedono di essere informati. L’impresa è dunque tenuta a rifocalizzare il proprio processo di reporting sulle tematiche rilevanti in una doppia prospettiva: coerente con la strategia aziendale e contemporaneamente con “gli impatti significativi economici, ambientali e sociali, che potrebbero influenzare in modo sostanziale le valutazioni e le decisioni degli stakeholder”. Il GRI ha dunque riportato lo stakeholder engagement al centro dei processi aziendali e ha ricordato che tale attività è strumento strategico che impatta sul decision making. Si tratta dunque di un passaggio chiave che, implicitamente, spinge le imprese verso una sorta di open governance in grado da una parte di mettere in discussione dogmi e visioni di business, dall’altra di ridefinire processi di sviluppo  in modo collaborativo, contemporaneamente dando risposta a istanze provenienti dalla società in senso lato. Dunque, un processo in grado di

Co-working e le nuove forme del lavoro cognitivo

27 ottobre 2014
Adam Arvidsson e Elanor Colleoni  presentano i risultati della loro ricerca sul ruolo degli spazi di coworking nell’economia finanziata dal Comune di milano, Mercoledi 5 novembre h.19 presso il coworking Barra/a e Avanzi. Insieme ai makers e il P2P, i co-working fanno parte di una nuova economia collaborativa – ovvero un nuovo modo di organizzare il lavoro cognitivo. E’ curioso, perché i lavoratori del sapere, i famosi ceti medi, hanno per molto tempo vissuto un’esistenza profondamente apolitica, sicuri nelle carriere delle grandi organizzazioni si sono orientati verso il privato e verso i consumi. A questo periodo di prosperità e calma sono seguiti tre decenni di marginalizzazione e precarietà: sempre più i lavoratori cognitivi sono diventati freelance, e costretti a difendersi individualmente su un mercato di lavoro che offre sempre meno possibilità. Negli ultimi anni però, parole come co-working o sharing economy sembrano segnalare che è in atto un processo di riorganizzazione. I lavoratori cognitivi trovano nuove forme di collaborazione, di permanenza nel mercato, di aiuto reciproco e insieme, pare una nuova prospettiva politico sociale, dove parole come sharing, social e collaborazione sono centrali. Ma cosa succede veramente nei co-working? Con l’appogio del Comune di Milano, Adam arvidsson e Elanor Colleoni del Dipartimento di Scienze socaili e politiche dell’Universita’ di Milano, hanno condotto una ricerca fra i più importanti co-working di Milano. Pare che i co-working funzionino principalmente come luoghi per la costituzione di nuove forme di soggettività lavorative, sociali e forse, anche politiche. In breve nel co-working si imparano non solo nuove skills e competenze, ma si diventa parte di una nuova ‘professione’ di co-worker e si imparano nuovi modi di tessere relazioni, utilizzare saperi e competenze generalmente disponibili  in modo proficuo. Si impara come crearsi una reputazione e come stare sul mercato in senso generale.  Da architetto, designer, consulente o social media manager si diventa co-worker. Molti co-workers vivono però un’esistenza economicamente problematica, i guadagni si aggirano fra 1000-2000 euro al mese lordi, e visto che la maggior parte di loro ha partita Iva il risultato netto e’ piuttosto scarso. Nonostante questo, il 93% dichiara di essere molto soddisfatto della propria situazione lavorativa. Insomma, siamo di fronte allo stesso tipo di ‘economia passionale’ che alimenta la moda, il design e le industrie creative in generale, guidata da lavoratori a bassa retribuzione motivati da pura passione. La differenza e’ pero’ che grazie agli spazi di co-working, i benifici di questo investimento passionale sembrano avere anche un risvolto economico. Insomma, il quadro che emerge e’ quello degli spazi di co-working come strumenti di costruzione di una capacita’ economica, ma anche di nuove forme di solidarietà e sussistenza. Stiamo vedendo la nascita di un nuovo soggetto politico in grado di influenzare la società nel suo insieme? Per saperne di più registratevi su Eventbrite. Vi aspettiamo mercoledì’ 5 novembre h.19.oo in via Ampèere 59, saranno con noi Renato Galliano, Direttore settore Innovazione Economia, e Alessandro Capelli, delegato per le politiche giovanili del Comune.  

è nostra, ma davvero?

22 ottobre 2014
La luce è sempre stata per me una di quelle menate (cfr. noie) di casa, di cui alla fine ti devi occupare. Salta la luce e speri di non dover scendere in cantina alla ricerca del contatore. Arriva l’Avviso di lettura tra le 8.30 e le 12.30. Devo stare tutta la mattina ad aspettare? Faccio io dunque A1, A2, D1… come non detto. Cambio casa: chiudi il contratto, apri il contratto, vai a pagare il bollettino… no le poste no! Così entra la luce in casa mia, così è sempre stato. Arriva comunque, senza sapere bene da dove e come, a che prezzo, chi la porta e chi ci guadagna. Perché un tempo era pubblica, la luce, poi municipalizzata, ora privatizzata. Insomma non è più come l’acqua, è un bene privato. Quindi la compro, sono un consumatore, posso scegliere e posso pure cambiare, se non mi piace, chi la produce e la vende. Ma se l’energia elettrica è un bene per tutti, se le fonti rinnovabili come il sole, il vento, l’acqua sono beni di tutti, perché qualcuno dovrebbe guadagnarci? Ecco perché sono qui a scrivere queste righe. Perché in verità non c’è alcun motivo. Possiamo farlo noi direttamente, possiamo decidere di comprare elettricità da piccoli produttori e da impianti di comunità, di essere noi stessi il nostro fornitore, di non accettare più imprese che sfruttano ancora il gas e il carbone. Noi come comunità, organizzata, di persone che agisce come impresa, che prende in mano la gestione delle risorse e la fornitura di beni che interessano tutti. Nel modo più responsabile, democratico ed efficiente possibile. Senza dover pagare niente più del necessario. Questa è la comunità energetica di è nostra. Questa è l’impresa che vogliamo far crescere insieme. La forza della condivisione, nei processi e nei servizi collaborativi, sta nella volontà di dare un senso comune alle pratiche individuali di consumo. Per superare quella solitudine un po’ avvilente nel sentirsi un semplice “cliente”. E qui non si tratta solo di comprare elettricità, ma di contribuire in prima persona a rendere più sensato e sostenibile il nostro sistema energetico. Se gli altri non lo capiscono o non ce la fanno, va bene, lo facciamo noi. La forza di è nostra è tutta qui. Ma dobbiamo crederci in tanti, tantissimi con orgoglio e determinazione. Non siamo soli, le comunità energetiche di altri paesi, aggregate nella Federazione REScoop sono pronte a supportarci con la forza di migliaia di soci. Insieme ad Avanzi, in questa impresa, ci sono la cooperativa Retenergie, l’associazione EnergoClub, la società ForGreen, con cui abbiamo condiviso la strada fin dai primi passi. Banca Etica sarà un nostro partner perché alla fine anche loro sono nati un po’ così. In questa impresa noi ci crediamo perché è nostra, per davvero. Registrati su www.enostra.it!  Davide Zanoni  

IL BUS DELLE START UP FA SOSTA DA MAKE A CUBE

20 ottobre 2014
Sarà una competition e, allo stesso tempo, un utile strumento per agevolare le capacità di presentazione dei giovani startupper d’Europa. All’interno dell’iniziativa StartupBus, la sfida tra start up più intensa e itinerante del mondo in cui 5 gruppi di giovani talenti si sfidano su un Bus durante un viaggio lungo tre giorni, Fluentify terrà la Tie Break Competition con la quale offrirà  ai talenti di tutta Europa la possibilità di presentare la propria idea ad un vero investitore. StartupBus attraverserà l’Italia tra il 25 e il 27 Ottobre in un viaggio all’insegna dell’innovazione che partirà da Napoli per arrivare a Vienna passando da Milano dove domenica 26 Ottobre il bus farà sosta presso gli spazi di Make a Cube e Avanzi in Via Ampère 59 per una sfida nella sfida. La Tie Break Competition di Fluentify darà la possibilità alle 5 realtà competitor del Bus più una esterna selezionata in base alla qualità dell’idea, di presentare il proprio progetto d’impresa a Stephen Bloch, mentor all’Accelerator Academy di Londra e partner di Startup Funding Club, che sceglierà una delle idee con cui approfondire e valutare un potenziale investimento seed. Un appuntamento imperdibile dunque per i partecipanti al contest del Bus più innovativo del mondo e che metterà di fronte giovani imprenditori con un sogno da far crescere e un investitore vero, potenzialmente interessato a finanziare le loro idee. La Tie Break Competition che si terrà dalle 18.00 alle 20.00, si dividerà in una fase di training tra le start up partecipanti e un tutor di Fluentify selezionato in base alla sua esperienza e capacità di conversazione in ambito business e tecnologia e una di vera e propria presentazione al potenziale finanziatore. Alla fine del Tie Break il Bus riprenderà la sua marcia verso Vienna dove si terrà la finale con l’elezione del vincitore europeo all’interno del Pioneers Festival. La giuria che valuterà le migliori idee e la loro presentazione sarà composta, oltre che dagli investitori, da esperti del settore e giornalisti. La partecipazione all’evento è libera e gratuita e l’iscrizione possibile sulle pagine Facebook e Eventbrite.

HousingLab porta in Italia ExperimentDays: a Milano l’11 e 12 ottobre

6 ottobre 2014
A 24 ore dall’inizio del Salone della Csr e dell’Innovazione Sociale incentrato sui processi collaborativi, presentiamo ExperimentDays. Due giorni di incontro, scambio, workshop e visite guidate per scoprire nuovi modi di abitare all’insegna della collaborazione e della condivisione; l’11 e il 12 ottobre presso Avanzi e il Barra/A in via Ampère 61/A. Direttamente da Berlino, ExperimentDays, la fiera dell’abitare collaborativo, arriva in Italia grazie all’associazione HousingLab. Un evento dedicato ai nuovi stili di vita legati all’abitare sostenibile. “Le abitazioni collaborative sono partecipative e accessibili, innovative e inclusive” spiega Liat Rogel, fondatrice di HousingLab. “Car sharing e baby sitter condominiali, orti sui tetti, gruppi d’acquisto. È la casa nell’era dell’economia collaborativa, che parla il linguaggio della condivisione, dello scambio e del consumo consapevole”. ExperimentDays offrirà ai visitatori la possibilità di conoscere e guardare da vicino le eccellenze già raggiunte e le start up più promettenti nel campo dell’abitare collaborativo. La fiera-evento sarà organizzata in quattro aree principali: Co-abitare – strumenti per la gestione condominiale e collaborativa. Co-progettare – designer, architetti e community manager per un unico progetto. Co-costruire – imprese edili e strumenti finanziari per la realizzazione. Collaborare – servizi per la condivisione e la sharing economy. Fare cultura, suggerire nuovi modi di abitare la città, esporre modelli di vita che approfondiscano le relazioni sociali, creare reti che diffondano la conoscenza e la pratica dell’abitare collaborativo e offrire strumenti che lo facilitino. Questi gli obiettivi di ExperimentDays, che alla promozione di un dialogo produttivo tra espositori e visitatori affianca un fitto programma di dibattiti e workshop, e di visite ad abitazioni collaborative esistenti sul territorio lombardo. Con una particolare attenzione alla sfera pubblica, al fine di stabilire un confronto con le amministrazioni comunali e individuare percorsi che agevolino esperienze future simili. L’ingresso a ExperimentDays è gratuito con tessera HousingLab, oppure a 5 euro per i non tesserati. Obbligatoria la pre-registrazione sul sito www.experimentdays-milano.it.  

Sharing economy, una sfida per le imprese

2 ottobre 2014
Ci siamo. Mancano pochi giorni al Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale, il principale evento in Italia dedicato all’evoluzione della responsabilità d’impresa verso scenari sempre più innovativi,  che si terrà il 7 ed 8 ottobre 2014 all’Università Bocconi. Per il secondo anno, Avanzi è partner dell’evento per i temi di innovazione sociale, contribuendo, in stretta collaborazione con il gruppo promotore, alla costruzione del programma culturale. Quest’anno il Salone ha definito un percorso tematico dal titolo “Processi collaborativi: rinasce il futuro”. In questo ambito, Avanzi ha messo a punto un programma di eventi dedicati a consolidare la riflessione sul ruolo delle imprese (corporations ma anche imprese sociali e start up) all’interno del processo di innovazione sociale in atto, con un focus sul tema dell’economia collaborativa e della sharing economy e sulle specifiche opportunità per le aziende nell’attuale processo di cambiamento. Le pratiche di economia collaborativa stanno modificando il modo in cui molti beni e servizi vengono fruiti. In alcuni casi, hanno inventato nuovi bisogni e creato mercati che prima non esistevano. Le imprese “tradizionali” non potranno non tener conto delle trasformazioni in corso. Tuttavia, la domanda interessante è: le imprese riusciranno a comprendere, digerire e quindi far propri questi modelli alternativi o invece, proprio perché tali, essi sono incompatibili con le logiche tipiche del business come siamo stati abituati a vederlo e quindi, in ultima analisi, rappresentano una minaccia? Se la responsabilità sociale d’impresa si fonda sull’ascolto e sul dialogo con gli stakeholder per incorporare nelle strategie e nelle pratiche dell’azienda le loro legittime aspettative, significa che essa è basata sulla creazione e sul mantenimento di un “capitale relazionale”. Per questo, l’affermarsi in modo strutturato di sistemi collaborativi è un’importante occasione per un rilancio forte dei temi di CSR. Si tratta per le imprese di identificare nuovi prodotti e servizi, o di ottimizzare gli esistenti, mettendo a disposizione asset sottoutilizzati per soddisfare bisogni in una logica di condivisione e di partenariato. Partendo da questa premessa,  Avanzi intende promuovere il dibattito: quanto e come le imprese tradizionali sono in grado di giocare un ruolo da protagoniste modificando il proprio modello di business per favorire sistemi collaborativi e per intercettare nuovi bisogni? Come reagiscono le imprese a questi cambiamenti? Si adeguano e reinventano oppure si oppongono e resistono? Quali opportunità possono nascere? Su questi temi, non potevamo non attivare una partnership con Collaboriamo – che ringraziamo di cuore – che ci ha offerto un importante contributo di pensiero grazie ad un’esperienza diretta con molte realtà del settore. Di seguito il palinsesto degli incontri che abbiamo progettato per provare a rispondere agli interrogativi. Martedì 7 ottobre alle 14, apriremo con Essere, avere o possedere? L’evoluzione della sharing economy e il ruolo delle imprese. Bertram Niessen di CheFare, Fulvio Rossi di CSRNetwork, Carolina Pacchi di Avanzi e Marta Mainieri di Collaboriamo struttureranno un dibattito secondo due dimensioni: quale rapporto tra responsabilità d’impresa e sharing economy? Quale ruolo per le imprese tradizionali alla luce dei nuovi bisogni della società? E soprattutto quali sono i lati oscuri dell’economia collaborativa?

Imprese di comunità: sfide dalle pratiche e temi di riflessione

12 settembre 2014
Come si può rispondere dal basso, da parte di cittadini e operatori economici, al ritrarsi del welfare state a livello locale? Questi cambiamenti strutturali avranno come conseguenza inesorabile una sempre maggiore fragilità delle società locali, o sono l’occasione per sperimentare forme inedite di resilienza? L’impresa, e quale, può svolgere un ruolo nel rispondere a questi bisogni?  Il progressivo ritirarsi dell’attore pubblico dalla fornitura e gestione di servizi collettivi avrà delle conseguenze negative in termini di universalismo dei diritti? E ha ancora senso porsi in una prospettiva universalistica, se guardiamo alla frammentazione delle società contemporanee? Non esistono risposte semplici ai mutamenti in corso, sui quali il dibattito è polarizzato tra chi intravvede un’occasione straordinaria per sperimentare innovazioni dal basso e responsabilizzare una platea di attori più ampia, e chi teme che alcune linee di tendenza, indubbiamente di moda, siano effimere, quando non derive potenzialmente conservatrici o troppo leggere rispetto ai problemi in campo. Esistono però alcune direzioni di lavoro interessanti, anche se esposte a rischi, che mobilitano le risorse e l’intelligenza collettiva in forme in parte inconsuete, e che vale la pena di analizzare con maggiore profondità e capacità critica. In particolare, da qualche tempo anche nel nostro paese si discute di imprese di comunità, e si delineano una serie di ambiti nei quali forme di community ownership (anche al di là delle forme tradizionali della cooperazione) aprono prospettive inedite per la responsabilizzazione dei cittadini e di altri soggetti tradizionalmente non attivi in campi quali la gestione di beni e risorse comuni e di servizi di pubblica utilità. Ne discuteremo il 25 settembre qui ad Avanzi, in un workshop che vuole rilanciare il dibattito sul ruolo che le nuove forme di impresa di comunità possono giocare nei percorsi di rigenerazione urbana e fornitura di servizi collettivi, con esperti e operatori come Paola Briata (Dastu, Politecnico di Milano), Paola Casavola (UVAL, DPS) , Giovanni Caudo (Assessore Trasformazione Urbana di Roma Capitale), Gianluca Ruggieri (Retenergie), Flaviano Zandonai (Euricse/IRIS Network), moderati da Claudio Calvaresi, Carolina Pacchi e Davide Zanoni. Se guardiamo a questi temi in una prospettiva non solo locale, ma anche europea, possiamo identificare sperimentazioni interessanti in ambiti molto differenti tra loro, come il riuso di edifici o parti di città abbandonate o sottoutilizzate e la gestione di servizi di pubblica utilità (impianti e aree sportive, trasporto pubblico, biblioteche, verde pubblico, energia). Alcune interessanti sperimentazioni britanniche sono narrate nel recente testo di Sara Le Xuan e Luca Tricarico, IMPRESE COMUNI. Community enterprises e rigenerazione urbana nel Regno Unito, Maggioli ed., 2014. Dalle pratiche in corso e dagli spunti del dibattito emergono alcune questioni su cui la riflessione sta maturando, e che guideranno la discussione con gli esperti e con chi sarà interessato a partecipare: –        le possibili opportunità e vincoli dell’impresa di comunità rispetto ad altri tipi di opera­tori tradizionalmente attivi in questi campi (amministrazione pubblica, operatori di mercato, cooperative sociali e associazioni); –        la produzione di beni pubblici da parte di operatori differenti; –        la necessità di ridefinire il ruolo delle istituzioni

L’impresa sociale può contribuire a risolvere i problemi del sistema di welfare?

2 settembre 2014
A fronte del restringimento del perimetro dell’intervento pubblico nel campo dei servizi di welfare (sanità, assistenza e previdenza in particolare), il sistema delle imprese ha fornito alcune risposte, attraverso l’offerta di servizi rivolti ai propri dipendenti. Queste iniziative (sanità integrativa, welfare aziendale, fondi pensione di categoria o aziendali) rappresentano tuttavia una soluzione parziale, soprattutto in relazione all’ambito di applicazione: esse, infatti, riguardano principalmente i lavoratori dipendenti di imprese medio-grandi, con contratti a tempo indeterminato. Esiste, invece, una vasta e crescente platea di cittadini che non possono accedere a questi benefici, vuoi perché i loro datori di lavoro non sono in grado di fornirli, vuoi perché hanno vite professionali discontinue. Si tratta dei dipendenti di piccole o micro imprese, di lavoratori autonomi, di professionisti non iscritti ad albi, di lavoratori precari. La loro posizione è aggravata dal fatto che si tratta di soggetti disabituati alla ricerca di soluzioni collettive, scarsamente aggregati in corpi intermedi in grado di mediare con il sistema di offerta. Molti di costoro, peraltro, sono giovani, culturalmente, quasi “antropologicamente” impreparati a pensare ai rischi connessi alla vecchiaia, in quanto i loro genitori non hanno mai vissuto il tema del welfare come un problema (per loro era, e in larga misura rimane, una certezza) e non hanno trasferito l’attitudine a programmare l’accumulo di risparmio e di risorse per coprire i rischi futuri. In buona sostanza, una quota significativa di un’intera generazione manca di un adeguato grado di consapevolezza su quanto il sistema di welfare pubblico sarà in grado di offrire loro e non conosce (in molti casi, perché non esistono) degli strumenti per far fronte al probabile disagio in cui si troveranno. Queste questioni sono state affrontate in un workshop organizzato da Avanzi nell’ambito di un progetto europeo coordinato dal sindacato italiano CISL. In particolare, l’analisi che abbiamo svolto ha presentato una serie di casi, più o meno innovativi negli obiettivi, negli strumenti o nelle formule di parternariato. Sono stati distinti tre gruppi di iniziative: il welfare aziendale, che rappresenta il livello intermedio in cui subentrano nuovi attori (le aziende), in grado di integrare l’offerta pubblica attraverso una serie di servizi che permetta alle persone di conciliare vita, famiglia e lavoro, risparmiando tempo e denaro; il welfare territoriale, il cui “core” consiste nel destinare una parte degli utili netti delle aziende (generalmente PMI) per obiettivi di welfare del territorio (dell’assistenza agli anziani e della qualità dei servizi), anche a beneficio della creazione di nuovi posti di lavoro nel terzo settore a livello locale. Mette al centro i bisogni locali e proprio sul territorio favorisce la collaborazione tra diversi attori del pubblico, del privato e del privato sociale perché possano dare risposte efficaci a bisogni crescenti; servizi di welfare promossi da “social business” – in particolare in forma di cooperative o imprese sociali, in grado di offrire soluzioni efficienti e flessibili, concertate direttamente con gli stakeholder, e dunque a maggior valore sociale. I casi presi in considerazione sono solo una selezione parziale e non sistematica delle innumerevoli iniziative realizzate nei

Imprese ed economia collaborativa: ne parliamo ad ottobre al Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale

31 luglio 2014
Per il secondo anno consecutivo, Avanzi è partner del Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale, il più importante evento in Italia dedicato all’evoluzione della responsabilità d’impresa verso scenari sempre più innovativi e sostenibili. A promuovere l’iniziativa, insieme all’Università Bocconi che ne ospiterà gli eventi il prossimo 7 e 8 ottobre, anche Fondazione Sodalitas, CSR Manager Network, Unioncamere, Alleanza delle Cooperative Italiane e Koinètica. La seconda edizione della manifestazione, dal titolo “Processi collaborativi: rinasce il futuro”, approfondirà diversi aspetti dell’economia collaborativa. In questo scenario, Avanzi ha messo a punto un programma di eventi dedicati a consolidare la riflessione sul ruolo delle imprese all’interno del processo di innovazione sociale in atto, con un focus sul tema dell’economia collaborativa e della sharing economy e sul ruolo specifico delle aziende nell’attuale processo di cambiamento, presentando un ventaglio di best practices di imprese sensibili ai temi dell’innovazione sociale, ispirando nuove e funzionali forme di collaborazione. L’economia collaborativa, in una delle sue definizioni più azzeccate, è “il complesso di pratiche e modelli che attraverso la tecnologia e la comunità di pari consentono a persone e aziende di condividere l’accesso a prodotti, servizi, esperienze”. Risparmi economici, riduzione delle esternalità e dei costi ambientali e sociali, maggiori opportunità di accesso a beni e servizi, flessibilità di utilizzo, a vantaggio della soddisfazione piena del bisogno, oltre a benefici di carattere emotivo e relazionale: l’economia collaborativa sta dimostrando di essere un fenomeno significativo, ancora più profondo di quanto non dicano i semplici numeri, proprio perché esce da una logica quantitativa, abbracciando un approccio qualitativo. In particolare, il palinsesto di Avanzi in corso di progettazione prevede un affondo su specifici cantieri: We move – verso le nuove forme di mobilità che stanno cambiando volto alle città, We work – elasticità, autonomia ed economicità in ufficio uniti a processi innovativi di lavoro, We live – vivere, abitare ed utilizzare gli spazi in maniera sostenibile, We invest – crowdfuning ed equity crowdfunding, prestiti tra privati e nuovi modelli di investimento e finanziamento, We design – per una progettazione condivisa, una permeabilità di idee nella realizzazione di prodotti e servizi, We energize – modelli energetici per un uso consapevole delle risorse. Ciascun tema sarà trattato da differenti punti di vista, partendo dalle testimonianze delle imprese più innovative e cercando di facilitare un networking di idee ed esperienze e e distillando nuove pratiche per la creazione di valore condiviso. Workshop su temi come coworking, cohousing e housing sociale, bike and car sharing, crowdfunding, social lending, peer2peer, codesign, smart grid, forme di autoproduzione alimentare sono parte delle tematiche affrontate, mettendo al centro il punto di vista dell’impresa come soggetto potenzialmente in grado di ridurre la distanza tra economia e società. Segui tutti gli sviluppi su http://www.csreinnovazionesociale.it. .

Ex-Ansaldo e spazi ibridi, cinque questioni

14 luglio 2014
Negli ultimi mesi, a partire dall’esperienza di Avanzi, piccola, pilota, siamo stati coinvolti in alcuni progetti di ripensamento e riqualificazione di vecchie fabbriche, laboratori, garage, caserme, ospedali, mercati, magazzini, scali ferroviari. L’occasione più importante, e che qualche girono fa ha avuto un primo riconoscimento, è stata la partecipazione al bando per l’Ex- Ansaldo di Milano, nel cuore della zona di Porta Genova. Il Comune di Milano, proprietario dell’edificio, ha assegnato per 12 anni alla cordata formata da Esterni, Accapiù, Arci, Avanzi e Make a Cube la responsabilità per attivare e gestire uno spazio di oltre 6.000mq che si candida a diventare un luogo ibrido per la cultura e la creatività, di taglio e ambizione europea. E’ questo solo uno dei vuoti (in questo caso un mezzo pieno) sui quali ci siamo cimentati con semplici ragionamenti o con articolate riflessioni: una colonia marina a Follonica, un’enorme fabbrica di piastrelle a Santo Stefano Magra, una bellissima di saponi a Milano, una caserma a Bergamo, sono solo alcuni degli esempi di questi ultimi mesi. E le occasioni non mancheranno: la crisi, la speculazione edilizia, incentivi pubblici sbagliati e fuori tempo massimo, o semplicemente il cambio di paradigma economico hanno infatti distribuito ovunque carcasse ingombranti, costose, pericolanti. Spesso affascinanti, ricche di storie e di ricordi. Allo stesso tempo, città e territori a bassa densità sono alla ricerca di nuove identità, di nuova linfa e slancio per lo sviluppo locale e la lotta alla disoccupazione, in particolare quella giovanile, di progetti di inclusione e innovazione sociale. Da dove partire per ripensare, riprogettare e rivitalizzare quei vuoti e dare risposta a bisogni e istanze molto specifiche? Quali sono i nodi principali da sciogliere, il ruolo nuovo di amministrazioni pubbliche, proprietari privati e gestori? Nella ricerca di qualche risposta parto, come fanno gli architetti, e non sono architetto, da alcune parole chiave che, a ben vedere, reinterpretano anche l’esperienza di Avanzi e alcuni indirizzi emersi nell’ambito della proposta al Comune di Milano per l’ex Ansaldo. 1.     Il locale e il globale. Spazi che diventano luoghi hanno innanzitutto una dimensione locale, addirittura di quartiere. Locale credo voglia dire immerso in un contesto culturale, sociale, economico territoriale ben definito. E quindi scambio e osmosi continua con quel contesto. Ricevere e dare. Un po’ come l’oste che accoglie, impara, dà. Un po’ come le imprese del distretto che raccolgono, producono, rilasciano. Ma il locale non basta. Le sfide della contemporaneità richiedono un collegamento continuo con i flussi di idee e i processi globali di trasformazione della produzione, del consumo, del vivere. E’ di nuovo questione di input e di output. E anche di coesione interna delle comunità che fanno di questi spazi dei luoghi. Il legame, il confronto e la competizione con il globale tiene tesa la corda dell’innovazione. E senza comunità e innovazione questi luoghi tornano ad essere spazi morti. 2.     Il pubblico e il privato. Gli anglosassoni parlano di “publicness” per indicare la qualità e la dimensione collettiva degli esiti di un progetto, un’infrastruttura, un servizio. Non è

Ready to go!!!

9 luglio 2014
E’ tutto pronto, 10 valigie pronte per un viaggio tra i centri culturali più interessanti di tutta Europa grazie al Bando Mobilità Transnazionale, promosso da Regione Lombardia e Fondazione Cariplo, che permetterà a professionisti in ambito culturale di entrare in contatto con realtà internazionali di successo per poter sviluppare le proprie idee creative attraverso il confronto e la collaborazione. Arci, esterni e Avanzi hanno presentato il progetto Creative Farm con l’obiettivo di creare un concept/prototipo per lo sviluppo e la gestione di spazi ibridi dedicati alla cultura e alla creatività. Attraverso Creative Farm, le organizzazioni partner intendono sviluppare conoscenza, capacità di gestione e reti transnazionali, prendendo spunto dalle più interessanti iniziative europee in grado di coniugare produzione e fruizione culturale, creatività con altre funzioni legate al lavoro, al tempo libero, la solidarietà e l’inclusione sociale. Il concept/prototipo si propone di fondere il mondo della cultura e dell’impresa offrendo un modello sostenibile da applicare ai centri culturali. Un luogo dove la produzione culturale si  unirà ad uno spazio di incubazione, uno spazio di  coworking e ad altri servizi  a disposizione per i cittadini. Il  progetto è stato articolato per lo sviluppo e la gestione di un concept innovativo, unico nel suo genere in Lombardia e in Italia, di spazio ibrido. Ora siamo pronti a partire, le mete: Londra con la Chocolate Factory e Rinova, Barcellona con il Centre Cívic Convent de Sant Agustí, Malmo con Arduino Verkstad, Liegi  con Fédération des Maisons de Jeunes en Belgique Francophone, Ile de France con Federazione Francese delle Case della Gioventù e la Cultura, Belgrado con Omen Theatre, Marsiglia presso Villa Méditerranée, Hasselt con Z33 e infine Maastricht con Bureau Europa. Seguite il diario di viaggio su creativefarmnetwork.tumblr.com: esperienze di viaggio, incontri ma anche di servizi, modelli di business, mostre, comunità libri ed eventi.

ULTIMI GIORNI PER CANDIDARSI A UNIPOL IDEAS, INCUBATORE DI IMPRESE PER L’INNOVAZIONE SOCIALE

3 luglio 2014
C’è tempo solo fino al 10 luglio per candidarsi ad Unipol Ideas, incubatore di imprese per l’innovazione sociale. In palio, per i 10 team che saranno selezionati, la possibilità di partecipare ad un programma di accelerazione d’impresa pensato per trovare risposte innovative ai bisogni di domani. Tra i partner dell’iniziativa ci sono i nostri “cugini” di Make a Cube, primo incubatore italiano dedicato ad startup ad alto valore ambientale, sociale e culturale. Saranno loro a marcare strettissimo i 10 team, nel corso del percorso residenziale che sarà organizzato a Bologna tra Ottobre e Dicembre 2014. I partecipanti non dovranno affrontare alcun costo: vitto e alloggio a Bologna sono compresi nel pacchetto messo a punto da Unipol, così come l’affiancamento da parte di una serie di tutor dedicati. E la possibilità concreta di ricevere un investimento in equity da parte di uno dei più grandi gruppi assicurativi operanti in Italia. Previsti anche 4 mesi di follow up a distanza, una volta terminato il periodo a Bologna, così come la possibilità di entrare nell’albo fornitori di Unipol. Una opportunità per far crescere il vostro progetto imprenditoriale, testarlo sul mercato, raccogliere fondi per poterlo trasformare una impresa e trovare i giusti compagni di viaggio. Il testo completo della call è disponibile qui: http://www.unipolideas.it/callforideas/ Qui sotto alcuni estratti per aiutarvi a capire se si tratta di una opportunità che fa per voi! Imprenditori con una marcia in più Cerchiamo persone speciali, che vogliano dare un senso alla propria vita migliorando quella degli altri. Cerchiamo idee, attitudini e capacità imprenditoriali in grado di ridurre i tanti divari economici e sociali che caratterizzano la società in cui viviamo. Cerchiamo prodotti e servizi in grado di generare reddito, benessere e migliorare la qualità della vita, specialmente per le persone e le comunità più fragili e vulnerabili. Risposte ai bisogni di domani Prodotti, servizi e soluzioni per rispondere ai bisogni del futuro. Welfare, mobilità, utilizzo di asset e risorse sotto-utilizzate, credito, finanza, resilienza e cambiamento climatico, prevenzione dei rischi: sono queste le frontiere e gli ambiti di lavoro che stiamo esplorando e che vorremmo migliorare insieme a voi. Nuovi bisogni che necessitano di risposte creative, nuovi mercati da sviluppare, problematiche globali da risolvere. Comunità collaborative, dati aperti, tecnologie digitali, reti di relazioni Gli imprenditori con cui vogliamo lavorare generano valore per se stessi e per la società, facendo leva su dinamiche di collaborazione tra pari, sulle nuove tecnologie e sulle relazioni che esse possono generare, sulla capacità di creare valore analizzando le informazioni e i dati esistenti, diffondendo la cultura della sicurezza e del rispetto delle regole. Prodotti, servizi e soluzioni il cui campo di applicazione siano persone, comunità, case, quartieri, città, imprese e pubbliche amministrazioni. Prodotti, servizi e soluzioni che sperimentano nuove tecnologie in grado di migliorare la qualità delle nostre vite, in particolare supportando processi di apprendimento continuo, di ridurre il gap culturale e consolidare il senso civico. Oppure che applicano tecnologie esistenti ma in maniera inedita, con modelli organizzativi nuovi, in risposta a bisogni emergenti,

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