Il nostro Blog

Ready to Impact: in chiusura la call per startup

20 maggio 2015
Chiude lunedì 25 maggio 2015 alle ore 24.00 la fase di raccolta idee di Ready to Impact. Ready to Impact è il programma nazionale di incubazione e accelerazione dedicato alle imprese ad alto valore ambientale e sociale, sviluppato da Make a Cube³ e dai suoi partner. E’ HD perché è ad alta densità e intensità, immersivo, comunitario, residenziale. E’ rivolto a innovatori e innovazioni in grado di offrire risposte a bisogni emergenti della società e che abbiano progetti di grande ambizione e potenziale impatto. E’ stato messo a punto per assicurare un supporto a tutto tondo orientato al pieno sviluppo sul mercato e all’attivazione di tutte le risorse critiche per la scalabilità e replicabilità del progetto d’impresa (capitale, risorse umane, clienti e partner). E’ inserito in una filiera che coinvolge investitori, business partner, gruppi di utenti, pubblica amministrazione. Make a Cube³ cerca imprenditori che vogliano generare valore per se stessi e per la società, prodotti e servizi in grado di rispondere in maniera innovativa e creativa ai bisogni del futuro, idee, attitudini e capacità imprenditoriali in grado di ridurre i tanti divari economici e sociali che caratterizzano la società in cui viviamo e team capaci di tradurre nella pratica, sperimentare e validare sul campo il potenziale di innovazione della propria idea. Il programma è aperto a: – organizzazioni già costituite ed operative da non più di 12 mesi, anche sviluppate da organizzazioni consolidate (ad es, spin off universitari, consorzi, joint venture) – gruppi di aspiranti imprenditori (non si accettano progetti proposti da una sola persona) Per le realtà già costituite: non importa quale sia la forma giuridica (startup innovativa, cooperativa, srl, spa, impresa sociale, associazione), ciò che conta è la qualità e la risposta ai criteri di valutazione. La call è aperta a cittadini maggiorenni di ogni nazionalità. Per scoprire il programma clicca qui Per partecipare compila il form online cliccando qui Per maggiori informazioni, scrivi a readytoimpact@makeacube.com

Piano City Milano: Avanzi ospita Co-Playing

19 maggio 2015
Torna a Milano nel penultimo weekend di Maggio il tanto atteso Piano City Milano: un evento diffuso pensato per essere un regalo dalla città per la città. Per questo, oltre agli House Concerts, la manifestazione porterà il pianoforte in numerosi luoghi simbolici di Milano, dai musei agli edifici storici, dalle biblioteche ai parchi. Milano diventa, quindi, “città del pianoforte” per tre giorni, e noi non potevamo non farci contaminare da questo accadimento. Avanzi assieme a Make a Cube³ ha deciso di aprire le porte del suo spazio di Via Ampère, 61/a per ospitare un’iniziativa unica: Co-Playing. Co-Playing vuole essere un omaggio al mondo dei coworking, agli spazi e alle persone che li abitano. Co-Playing racconterà con due concerti unici la vita e l’approccio al lavoro dei coworking. Due pianisti (e un vibrafonista) reinterpreteranno il lavoro collaborativo traducendolo in viva esperienza e performance musicale. Questi i due appuntamenti: Sabato 23 – ore 18.30 Daniele Longo Un piano, il jazz e l’improvvisazione raccontano il mondo del coworking Domenica 24 – ore 11.00 Duo Freedom Dialogues – Gabriele Boggio Ferraris (Vibrafono) e Jacopo Mazza (Pianoforte)  Un continuo dialogo tra piano e vibrafono, le cui voci si intrecciano perfettamente nello spazio di coworking I concerti si terranno nell’hangar di Avanzi in Via Andrea Maria Ampère, 61/a (Ingresso da Upcycle civico 59) Inoltre, come ulteriore appuntamento, venerdì 22 maggio dalle 14 alle 20 (sempre presso Avanzi) aspettando il Piano City Milano ci sarà “Piano aperto per musica da coworking”. Cosa significa? Prendete un coworking e prendete un pianoforte. Lasciate il pianoforte da solo al centro dello spazio. Dopo un po’ si sentirà solo. Troppo solo. Per questo abbiamo pensato di lasciare aperta la porta a chiunque voglia passare a tenergli compagnia e a suonare qualche nota per trasformare un normale venerdì di lavoro. Insomma, il piano vi aspetta, e anche noi! Piano City Milano: tutto il programma  

E se il black bloc arriva in Blablacar

6 maggio 2015
Una sera di maggio ci troviamo con i soliti quattro amici ai tavoli del Picchio, un bar tabacchi uscito dagli anni ’70, dove ancora si sente l’eco di infinite discussioni anti-sistema. A poche ore dalla performance dei black bloc – perfetta messa in scena al contrario dell’Arte della guerra del generale Sunzi – i nostri pensieri sono avidi di provocazioni, ma anche di risposte su quanto accaduto e sulle ragioni di una contestazione globale che viene da lontano. La critica al sistema, «sì, va bene», l’ipocrisia di Expo che non affronta il tema della nutrizione e della sostenibilità ma si presenta come un grande supermercato per una gita domenicale in tuta, «sì, in effetti», l’assenza di un movimento che fino a Genova portava in piazza dei SI e non solo dei NO, «sì, ho capito, ma ci hanno presi a manganellate!», la forza del modello capitalistico in grado di riciclarsi sotto mentite spoglie. «No, aspetta, ferma un attimo, cosa intendi esattamente?». «Tutta questa retorica sulla sharing economy, i servizi collaborativi, le innovazioni digitali accessibili a tutti. Ma quale superamento del sistema capitalistico! Non è altro che un modo di arricchire quattro genietti usciti dalla Silicon Valley o Alley (NYC). Non li avete visti spaparanzati sui loro yacht, mentre quei poveracci degli autisti di Uber guadagnano pochi dollari al giorno? E poi scusate, Blablacar, non crea ricchezza, non crea lavoro, che fine faranno i taxisti? Se tutti smettessero di usare i treni le ferrovie fallirebbero o costerebbero ancora di più. Airbnb sembra tanto bello e democratico, ma che ne sarà delle agenzie immobiliari e degli albergatori di professione? Magari il consumatore crede di averci guadagnato, ma chi ci guadagna davvero sono questi quattro che non pagano le tasse in nessun paese e che si arricchiscono grazie ai costi di intermediazione. Questa non è Nuova Economia, è la trasformazione di un sistema che si è inventato il modo di riciclarsi, di creare lavori sottopagati, se non di distruggerne, di abbassare i costi di produzione chiedendo ai consumatori di partecipare apportando proprie risorse. Ci perderemo tutti, vedrete tra qualche anno i tassi di disoccupazione e di concentrazione della ricchezza…». «No, piano, ma di che stiamo parlando?». Io non so come si svilupperà il sistema nei prossimi decenni, come verrà gestito il cambiamento, quali saranno i prodotti e i servizi in grado di offrire opportunità di lavoro e reddito, quali saranno le specializzazioni e i vantaggi comparati dei paesi come l’Italia, ma sono certo di quale sia il valore aggiunto di queste innovazioni e di questi modelli di consumo. E per semplificare il ragionamento, non privo di complessità, sottolineo solo alcuni principi che stanno alla base delle pratiche di condivisione e che rappresentano dei valori in sé, a prescindere dalla loro capacità di determinare una trasformazione profonda del sistema capitalistico. Perché alla fine sono i comportamenti che determinano la produzione, lo scambio, il consumo. È dalle nostre scelte come individui, prima ancora che consumatori e lavoratori, che dipendono gli assetti socio-economici. I principi che

Misurare il valore per un terzo settore più trasparente e sostenibile

9 aprile 2015
Con il presente intervento, ci preme, in qualità di organizzazioni promotrici della rete “Social Value Italia” offrire un contributo di riflessione al dibattito sulla Legge Delega di Riforma del Terzo Settore. In particolare – a nostro avviso – vi sono, all’interno dell’articolato riguardante la revisione dello statuto giuridico dell’impresa sociale, alcuni elementi estremamente interessanti per coloro, come le nostre organizzazioni, che si occupano da tempo di misurazione dell’impatto sociale o che la ritengono un obiettivo importante a cui i soggetti del non-profit debbano tendere in quanto “misura dell’agire e della finalità perseguita”. In primo luogo, non si può disconoscere che la delega abbia recepito un’impostazione coraggiosa nel connettere esplicitamente la missione delle imprese sociali con la generazione di valore sociale “misurabile”. È evidente che attraverso la formulazione di questo passaggio, il legislatore voglia contribuire a mettere in campo un ecosistema più avanzato per l’imprenditorialità sociale. L’obiettivo è di allineare la normativa italiana alle politiche che regolano tale settore nei Paesi avanzati e che prescindono dalle forme giuridiche, ma anzi pongono l’attenzione alla sostanza dell’impatto sociale generato e alla governance interna, per riconoscere la natura “sociale” di un’impresa. Del resto, la “misurabilità dell’impatto sociale” è una definizione che si ritrova con una certa frequenza nei più recenti documenti della Commissioni Europea in materia di impresa sociale. Riteniamo che questo passaggio di paradigma sia funzionale per favorire, da un lato, la diffusione di modelli d’intervento outcome-based2 per le organizzazioni sociali. Nell’affrontare le sfide che segnano oggi le società contemporanee, è necessario cimentarsi con nuovi approcci, orientati alla ricerca dell’efficacia e dell’efficienza, affinché vengano privilegiati quei modelli capaci di generare un cambiamento sostanziale nella vita dei beneficiari. In tal senso, il tema della misurazione risulta essere centrale, poiché favorisce l’individuazione degli interventi più efficaci ed efficienti. Si tratta di una questione di assoluto rilievo, anche alla luce dello sforzo che la Pubblica Amministrazione dovrà mettere in campo, negli anni a venire, per colmare il gap tra risorse economiche e bisogni sociali: meno risorse saranno a disposizione e più sarà importante verificare i risultati prodotti. L’attività di misurazione, dunque, non deve essere concepita come fosse un fardello sulle spalle delle organizzazioni che erogano servizi. Al contrario, attraverso una puntuale e flessibile attività di misurazione è possibile dare conto dell’efficacia dei propri modelli di intervento, e quindi anche di migliorarli, così da essere più efficaci nel rispondere ai bisogni dei beneficiari. Infatti, attraverso il monitoraggio e la valutazione, le organizzazioni assumono un maggior grado di consapevolezza, e migliorano la propria capacità di rettificare un intervento, laddove vi sia un’evidente incongruenza tra l’obiettivo atteso ed i risultati ottenuti. La valutazione è anche alla base dei processi d’innovazione: è con l’analisi che si individuano risposte nuove e più efficaci ai bisogni. Peraltro, le metodologie e gli standard potrebbero avere diversi livelli di complessità e di raffinatezza a seconda della dimensione e dello stadio di maturità dell’organizzazione, in modo da non creare eccessive difficoltà alle realtà più piccole o più giovani, che non dispongono delle risorse necessarie per gestire un articolato processo di misurazione e rendicontazione . Nella discussione in Commissione Affari Sociali, il testo della delega è stato certamente arricchito di diversi spunti; ad esempio, nell’affidamento dei servizi di interesse generale si

Una fabbrica culturale all’Ex-Ansaldo

1 aprile 2015
E’ possibile immaginare una fabbrica di creatività al centro di Milano? Assolutamente sì! E ieri mattina nello spazio Ex-Ansaldo finalmente aperto alla città ne abbiamo avuto la certezza concreta. La diversità come punto di forza, la cultura come linguaggio, il luogo come spazio d’incontro aperto e partecipativo fra idee, opportunità e produzione: sarà un nuovo progetto creativo per Milano quello che Arci Milano, Avanzi, esterni, H+ e Make a Cube³, assieme al Comune, stanno sviluppando all’interno dell’Ex Stecca delle Acciaierie Ansaldo, dopo essersi aggiudicati, lo scorso luglio, il bando pubblico per la gestione degli spazi per i prossimi 12 anni. Uno spazio di oltre 6000 mq che sarà un luogo nuovo per Milano: un punto di riferimento trasversale, multidisciplinare e attento ai linguaggi della contemporaneità, per l’incontro di idee e produzione creativa. L’Ex-Ansaldo sarà una moderna fabbrica di produzione culturale dove incubazione, produzione e fruizione coesisteranno in un unico spazio per la formazione, la creatività, gli eventi, l’impresa, la ristorazione e il tempo libero. Al suo interno si produrranno idee e imprese, si coprirà tutto il ciclo dei prodotti, per far sì che ricerca e sperimentazione possano diventare motore di crescita sociale e culturale. Un acceleratore nella creazione di brand culturali e di imprese della creatività del tessuto cittadino, per sviluppare economia virtuosa e rigenerativa. Un luogo aperto a tutta la città ma dal respiro internazionale dove far crescere le proprie idee e i propri progetti in una dimensione collettiva. Il primo appuntamento sarà durante il Salone del Mobile quando, all’interno degli spazi, sarà allestito il Design Center Ex Ansaldo. Da oggi possiamo cominciare a immaginare sul serio! I partner del progetto si sono presentati con questo video:

Segnali di Futuro: qualche conclusione

1 aprile 2015
Durante la tre giorni in Triennale si sono alternati momenti di presentazione di pratiche, di discussione di ipotesi, di intervento e sollecitazione da parte di alcuni osservatori e attori esterni. Torniamo a casa con tanti spunti, alcuni punti fermi, molte idee su come proseguire questo lavoro. Incoraggiati da tanti riscontri positivi e molta voglia di trovare risposte, anche parziali, al quesito: e ora che succede? Cosa è emerso 1. Il primo elemento, piuttosto inequivocabile, è che le pratiche mappate e molte altre che mapperemo nelle prossime settimane, sono effettivamente Segnali di Futuro. Ancora fragili ed embrionali, non codificabili, di piccola scala, i segnali sono stati considerati segnali di futuro perché parlano di una città che verrà, di persone che cercano, e spesso trovano, risposte innovative a problemi emergenti, di gruppi – raccolti in impresa, associazioni, fondazioni o semplicemente ancora informali – che dimostrano una capacità straordinaria di coesione e di sviluppo di partenariati complessi. Un ulteriore elemento, che ha facilitato il nostro lavoro di interpretazione, è la capacità dei promotori di riflettere, di leggere con il senno di poi e di attivarsi con la dissennatezza del prima (come ripetuto in varie occasioni). 2. Il secondo elemento riguarda la validazione delle ipotesi che il gruppo di lavoro di Avanzi ha progressivamente elaborato, dall’inizio di gennaio, con un arricchimento costante che ha avuto il suo culmine nella tre giorni in Triennale. Le ipotesi, che verranno pubblicate dalla prossima settimana, ci accompagneranno a lungo nella ricerca, nei dibattiti, nella costruzione di reti. 3. Il terzo punto riguarda la necessità di rafforzare e diffondere i Segnali di Futuro. Una prima necessità riguarda le pratiche come individuate e lette oggi: durabilità, autosostentamento eventuale scalabilità. Ma la discussione ha indicato soprattutto quanto sia importante la contaminazione, la gemmazione e la di crescita dimensionale delle pratiche. Queste indicazioni sono in parte puramente analitiche, ma sono anche emerse, con diversi toni e declinazioni, come evoluzioni auspicate. E quindi non è solo in gioco la sopravvivenza di questi segnali, ma la possibilità che questi segnali determino un futuro per un numero rilevante di persone. 4. Il quarto elemento, corollario del precedente, riguarda le condizioni abilitanti. Quali attori (abilitatori) e quali leve possono permettere una rapida diffusione e scale up delle pratiche? Le condizioni, e gli attori abilitanti, riguardano ad esempio:   a. le politiche pubbliche in generale, intese come indirizzi, piani, programmi, regolamenti, indicazioni specifiche, incentivi e disincentivi. Ma anche prassi, sperimentazioni e partnership pubblico-privato;   b. gli attori della finanza, che possono mobilitarsi per una finanza ad impatto, sviluppando servizi, anche sperimentali, quali i fondi di garanzia, gli impact bond, gli strumenti di microfinanza e quelli di social venture capital;   c. le grandi imprese che attraverso le attività caratteristiche possono mettere a disposizione asset intangibili e materiali a favore di innovatori dal basso, migliorando la propria capacità di innovare, la posizione competitiva, l’attrattività per i talenti, la flessibilità, la qualità del capitale umano;   d. gli spazi fisici (indoor e outdoor) che, ricreando situazioni di prossimità e densità,
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