Co-working e le nuove forme del lavoro cognitivo

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Adam Arvidsson e Elanor Colleoni  presentano i risultati della loro ricerca sul ruolo degli spazi di coworking nell’economia finanziata dal Comune di milano, Mercoledi 5 novembre h.19 presso il coworking Barra/a e Avanzi.

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Insieme ai makers e il P2P, i co-working fanno parte di una nuova economia collaborativa – ovvero un nuovo modo di organizzare il lavoro cognitivo.

E’ curioso, perché i lavoratori del sapere, i famosi ceti medi, hanno per molto tempo vissuto un’esistenza profondamente apolitica, sicuri nelle carriere delle grandi organizzazioni si sono orientati verso il privato e verso i consumi. A questo periodo di prosperità e calma sono seguiti tre decenni di marginalizzazione e precarietà: sempre più i lavoratori cognitivi sono diventati freelance, e costretti a difendersi individualmente su un mercato di lavoro che offre sempre meno possibilità. Negli ultimi anni però, parole come co-working o sharing economy sembrano segnalare che è in atto un processo di riorganizzazione. I lavoratori cognitivi trovano nuove forme di collaborazione, di permanenza nel mercato, di aiuto reciproco e insieme, pare una nuova prospettiva politico sociale, dove parole come sharing, social e collaborazione sono centrali.

Ma cosa succede veramente nei co-working? Con l’appogio del Comune di Milano, Adam arvidsson e Elanor Colleoni del Dipartimento di Scienze socaili e politiche dell’Universita’ di Milano, hanno condotto una ricerca fra i più importanti co-working di Milano.

Pare che i co-working funzionino principalmente come luoghi per la costituzione di nuove forme di soggettività lavorative, sociali e forse, anche politiche. In breve nel co-working si imparano non solo nuove skills e competenze, ma si diventa parte di una nuova ‘professione’ di co-worker e si imparano nuovi modi di tessere relazioni, utilizzare saperi e competenze generalmente disponibili  in modo proficuo. Si impara come crearsi una reputazione e come stare sul mercato in senso generale.  Da architetto, designer, consulente o social media manager si diventa co-worker.

Molti co-workers vivono però un’esistenza economicamente problematica, i guadagni si aggirano fra 1000-2000 euro al mese lordi, e visto che la maggior parte di loro ha partita Iva il risultato netto e’ piuttosto scarso. Nonostante questo, il 93% dichiara di essere molto soddisfatto della propria situazione lavorativa. Insomma, siamo di fronte allo stesso tipo di ‘economia passionale’ che alimenta la moda, il design e le industrie creative in generale, guidata da lavoratori a bassa retribuzione motivati da pura passione. La differenza e’ pero’ che grazie agli spazi di co-working, i benifici di questo investimento passionale sembrano avere anche un risvolto economico.

Insomma, il quadro che emerge e’ quello degli spazi di co-working come strumenti di costruzione di una capacita’ economica, ma anche di nuove forme di solidarietà e sussistenza.

Stiamo vedendo la nascita di un nuovo soggetto politico in grado di influenzare la società nel suo insieme?

Per saperne di più registratevi su Eventbrite. Vi aspettiamo mercoledì’ 5 novembre h.19.oo in via Ampèere 59, saranno con noi Renato Galliano, Direttore settore Innovazione Economia, e Alessandro Capelli, delegato per le politiche giovanili del Comune.

 

Category:
  Coworking
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